mercoledì 4 luglio 2007

Lettera per la Dante di Roma: vicende della Dante DF completa

Città del Messico, 04/07/07
A: Dante Alighieri di Roma. Segreteria Generale e Direzione

Vi inviamo la presente per mettervi al corrente di una complessa situazione che perdura da molto tempo all'interno della Società Dante Alighieri di Città del Messico.

Durante una riunione con i docenti (ottobre 2006) il direttore della Dante Alighieri aveva invitato i professori ad inviare idee e suggerimenti per migliorare le condizioni della scuola, molti docenti a titolo individuale avevano fatto pervenire alla direzione della scuola le lettere con le loro proposte, nessuno ha mai ricevuto risposta alcuna. Per questo motivo e anche per il fatto che le proposte erano in gran parte comuni in data 10 aprile 2007 é stata inviata al direttore, Giovanni Capirossi, alla direttrice amministrativa, Eva Fernandez, e al presidente, Franco Bonfanti, una lettera firmata dalla maggioranza del corpo docente.

La lettera, che alleghiamo, aveva lo scopo di richiedere una riunione tra direzione e docenti per poter chiarire e discutere apertamente alcune questioni ed esigenze scaturite dai vari incontri spontanei, esigenze legate innanzi tutto a questioni didattiche, e poi amministrative ed economiche.

I problemi, dal punto di vista della didattica, erano in sostanza:

1) mancanza di una seria programmazione, I corsi non erano strutturati, non era prevista con precisione e chiarezza la suddivisione dei diversi livelli e delle ore da assegnare ad ogni unità didattica (secondo quanto stabilito dal Quadro comune europeo).

2) Assenza di un programma strutturato e dettagliato, con un libro di testo integrato da altri materiali uguali per tutti in modo da non lasciare le lezioni alla eccessiva “libertà” dei docenti.

3) Presenza di ben sette libri di testo

4) Mancanza di esami di livello per certificare le conoscenze dello studente in modo serio e utile alla scuola e al discente medesimo. In questo modo, si creano disparità di livello tra studenti dello stesso corso e demotivazione di alcuni membri delle classi.

5) Non erano previsti programmi di formazione né corsi di aggiornamento, mentre il tirocinio si effettua con criteri non specificati e senza valutazione finale di idoneità.

6) In definitiva manca la figura del coordinatore didattico (carica ricoperta dallo stesso direttore e da alcuni dipendenti del personale amministrativo che non hanno nessuna formazione al riguardo né conoscono la lingua italiana) che si faccia carico in modo serio e strutturato di tutti i suddetti aspetti della didattica, prevalendo invece la mera logica economica legata alla captazione frenetica di quote d’iscrizione sempre e comunque, per sopravvivere nel breve periodo senza pensare, però, che ciò comporta danni evidenti nel medio e lungo periodo, non sono pochi i casi di studenti arrivati a livelli medio avanzati che non conoscono ancora il verbo essere ma si trovano in classe solo per il fatto che pagano la quota di iscrizione.

Le esigenze dal punto di vista economico sono invece più che altro legate alla necessità di criteri chiari di retribuzione, lasciati invece all’arbitrarietà di un rapporto retributivo individuale, di un adeguamento degli stipendi al caro vita, e di un’assicurazione sanitaria prevista dalla legge messicana a cui fino ad ora nessun professore ha diritto.

Già a poche ore dalla consegna della suddetta lettera, si sono susseguite telefonate e convocazioni personali da parte del direttore e della direttrice amministrativa che hanno proceduto ad interrogare a turno quasi tutti i professori. Lo scopo di suddette convocazioni era la ricerca dei presunti responsabili che avrebbero complottato contro la scuola, istigando gli altri a firmare un documento che, secondo quanto si deduce dalle domande poste dai dirigenti, non avrebbero potuto leggere e firmare da soli.


Le "interviste" personalizzate si caratterizzavano per delle ampie introduzioni da parte della direttrice amministrativa. Queste erano atte a mettere in cattiva luce i colleghi, grazie a particolari negativi coi quali venivano descritti i docenti non presenti. Particolare attenzione e veemenza retorica negativa era rivolta verso quei professori che venivano reputati responsabili dalla direzione di aver stabilito una sorta di "club social" o rivolta all’interno di un’istituzione che, fino a quel momento, aveva vissuto in una completa armonia. Da queste speculazioni e lunghe discussioni faccia a faccia, che definiremmo quasi insultanti dal punto di vista umano e professionale, risultava che il dovere dei professori era solo quello di lavorare arduamente e non parlare mai con i colleghi di qualsivoglia questione economica o lavorativa in genere. La filosofia di fondo era chiara: nessuno deve parlare, divieto di riunione implicito, nessuna critica costruttiva ammessa.

Nelle due o tre settimane seguenti la direzione ha cercato di trovare e promuovere rapidamente una serie di soluzioni improvvisate a svariati problemi segnalati nella nostra lettera. Tra dichiarazioni altisonanti di intenzioni improbabili ed imposizioni univocamente determinate dall'alto, le proposte e le implementazioni concrete di alcune misure da parte della direzione andavano più nella direzione di una generale copertura delle mancanze che in quella del dialogo e la risoluzione condivisa dei problemi ormai sempre più evidenti. Per esempio, s’è adottato un nuovo libro di testo di nuovo senza portare a termine un’elaborazione di programmi dettagliati e di materiali didattici integrativi adeguati. Queste mancanze sono state ammesse implicitamente dalla direzione con la richiesta a dei professori volontari affinché elaborassero tali programmi e materiali.


Viste le difficoltà di dialogo e la crescente personalizzazione dei problemi attuata dalla direzione, il 90% dei professori ha deciso di delegare a tre rappresentanti, prontamente delegittimati dalla direzione attraverso costanti allusioni verbali alla loro supposta illegittimità e non rappresentatività, il compito di negoziare una data per la riunione e di farsi portavoce durante lo svolgimento della stessa, anche per migliorare l'efficienza della comunicazione durante la riunione dato che le problematiche erano comuni e concertate tra i docenti.
Dopo molti sforzi si é arrivati a fissare per il giorno 12 maggio 2007 la riunione. Questa é stata preceduta da un’esortazione telefonica privata, da parte del dir. Giovanni Capirossi, nei confronti di un rappresentante dei professori (provvisto di delega formalmente firmata dai suoi colleghi), a non presentarsi, dato che da alcuni mesi non aveva più ore di lezione alla Dante Alighieri né aveva la tessera migratoria o il visto rilasciato grazie ad essa, ma il cui rapporto lavorativo con la scuola non era mai stato ufficialmente dato per concluso. Nello stesso tempo, il direttore ha posto anche il veto sulla partecipazione del Comites come garante (accettato in extremis dai professori per evitare il conseguente fallimento dell’incontro).


Nella riunione del 12 maggio sono stati discussi tutti i punti del giorno, sui quali i professori si erano preparati nelle riunioni docenti precedenti, integrandoli con numerose proposte didattiche, amministrative e di retribuzione (annesso alla presente) che, presentate tutte durante l’incontro, sono state apertamente apprezzate dal Presidente Franco Bonfanti, così come la lettera di convocazione scrittagli.

La riunione si è conclusa dunque con un ampio accordo di collaborazione tra le parti sulle conseguenti procedure di intervento, con l’aggiunta della promessa del Presidente di creare una Commissione Scuola e di aggiornarsi sui lavori in data 16 giugno.

Nei giorni successivi, la riunione suddetta è stata definita dal dir. Giovanni Capirossi e dalla direttrice amministrativa Eva Fernandez ‘vergognosa’, un attacco alle loro persone “le riunioni le convoca il Direttore quando vuole lui per le ragioni che lui ritiene opportune”.

Alla riunione è seguita dunque una reazione da parte della direzione dettata da misure punitive concretizzatesi da una nuova serie di colloqui individuali sostenuti con toni minacciosi; dall’esclusione di alcuni professori dall’assegnazione dei nuovi corsi, dalla drastica riduzione dell’orario lavorativo di molti, fino all’allontanamento forzato di uno dei nostri colleghi, convocato senza preavviso nell’ufficio del direttore, alla presenza di un avvocato ed esortato a firmare nell’immediato una lettera di patteggiamento di dimissioni.
Nello stesso tempo in cui alcuni professori sono stati lasciati di fatto senza ore lavorative e sotto preoccupazione di perdere il permesso di soggiorno, è cominciata una ricerca frenetica di nuovi docenti e ne sono stati assunti diversi, chiamati d’urgenza e resi operativi immediatamente.

Ci sentiamo di esprimere dei dubbi sulla necessità d’assunzione dei sopraccitati non solo per il fatto che siano stati privilegiati rispetto ai professori anziani nell’assegnazione dei corsi ma soprattutto perché le assunzioni sono state portate avanti infrangendo la comune prassi.

In tale situazione i professori della Dante Alighieri hanno comunque portato avanti il lavoro incaricato loro dal presidente e dal direttore nella riunione del 12 maggio, inviando un’e-mail il giorno 19 di maggio con il materiale elaborato (annesso alla presente) e offrendo la disponibilità dei due professori che avrebbero dovuto aiutare il coordinatore didattico in carica (ovvero il dir. Giovanni Capirossi) nel lavoro di strutturazione tempestiva dei programmi didattici per i nuovi corsi imminenti. La direzione non ha mai dato seguito al lavoro di collaborazione pattuito ed i nuovi corsi, iniziati il 26 maggio, sono dunque partiti immancabilmente senza programmi.

Il 16 giugno i professori si sono presentati all’incontro stabilito nella riunione del 12 maggio ma alla sola presenza del direttore Giovanni Capirossi e della direttrice amministrativa Eva Fernandez: il presidente Franco Bonfanti, non avendo potuto partecipare per motivi di lavoro, ha esposto quelle che sarebbero state le risoluzioni del consiglio della Dante Alighieri, che però riteniamo decisamente insufficienti, se non superflue, in quanto non vengono assolutamente prese in considerazione misure concrete con cifre e date predefinite. L’incontro ufficiale si è rivelato del tutto fallimentare, non essendo stato discusso nessuno degli impegni presi nella precedente riunione.


Erano stati promessi due corsi di formazione da tenersi uno in settembre e l’altro in dicembre, per ragioni a noi sconosciute il corso di settembre é stato annullato. É da precisare che gli stessi docenti si sono occupati di cercare in loco persone preparate in grado di impartire tali corsi, per evitare spese aggiuntive alla scuola. Le spese di tali corsi si possono definire irrisorie quindi i pretesti economici non possono essere accettati.
I collaboratori richiesti dal Presidente, per la elaborazione di programmi ed esami, si sono prontamente offerti mettendo il loro tempo a disposizione della scuola ma i docenti non hanno ricevuto neppure una risposta sebbene la segreteria della scuola abbia confermato che tutte le proposte fossero state ricevute.
Dobbiamo segnalare che la direzione attribuisce l’abbandono scolastico sempre e solo all’inefficienza e alle carenze dei docenti per questo motivo abbiamo elaborato un questionario anonimo da sottoporre agli alunni in modo che gli stessi possano giudicare l’operato degli insegnanti e dare una valutazione dell’istituto nel suo complesso per avere quindi una quadro piú chiaro di ció che pensano gli alunni ed avere una risposta quanto piú oggettiva sull’abbandono scolastico.

In definitiva, non è stata assolutamente presa in considerazione nessuna delle nostre proposte per migliorare la qualità del servizio offerto.
Siamo convinti che lo studente ha diritto a un servizio d’insegnamento e apprendimento efficace della lingua e della cultura italiana che non viene garantito né può esserlo in queste condizioni.

Ci chiediamo come possa essere una soluzione volta a migliorare l’immagine della scuola quella di squalificare se non addirittura allontanare quelle persone che si propongono di migliorare tale servizio mettendosi totalmente a disposizione anche al di fuori degli orari lavorativi.
Ci chiediamo ora come può un insegnante della Dante Alighieri di Città del Messico, in queste condizioni lavorative, svolgere il suo ruolo di operatore culturale ed attendere dignitosamente ed efficacemente quello che è il primo punto dello Statuto della Dante Alighieri, ossia diffondere la cultura italiana lingua italiana. Parte della cultura di un paese é anche la cultura del lavoro e crediamo che né in Messico né in Italia la cultura del lavoro prevedano questo trattamento per degli insegnanti che con abnegazione svolgono il loro dovere e hanno a cuore il proprio lavoro.
Il corpo docente della Dante Alighieri é composto attualmente da circa 20 professori, l’80% del corpo docente approva il contenuto della presente ma sfortunatamente per una serie di minacce e ritorsioni, in parte già messe in atto dalla scuola, ci vediamo obbligati a non apporre le nostre singole firme; siamo comunque sempre disponibili per qualsiasi chiarimento.

Distinti saluti
Il corpo docente della Dante Alighieri di Città del Messico

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